Nocciolicoltura al bivio: Associazionismo per la qualita’ e la competitivita’ o ''scomparsa''

Fotoservizio di Pio Stefanelli

Una modalità di comunicazione innovativa e catalizzante, la proiezione di “ Jamme a’ putà”, il bel cortometraggio ideato e realizzato da Tony Santorelli, poco più che ventenne, attento documentarista e talentuoso regista con il senso non solo della scrittura scenica di intensa espressività e rapida, ma anche con la fresca ariosità dell’incisiva composizione delle immagini e delle consonanze musicali; una modalità - calibrata sulla rappresentazione del lavoro della potatura dei noccioleti praticata a Visciano e a Marzano di Nola con cura e destrezza nei mesi autunnali per favorirne al meglio la fioritura nel passaggio tra l’inverno e la primavera- che ha fatto da prologo al convegno, indetto ed organizzato dall’ Unione intercomunale del Baianese e dell’Alto Clanis nel Palazzo comunale di piazza Luigi Lauro. Un’iniziativa a più voci, da quelle con connotazioni istituzionali e politiche a quelle specialistiche dell’associazionismo di categoria, per focalizzare le criticità del mercato delle nocciole, con quotazioni particolarmente al ribasso -per l’anno in corso- oscillanti tra 210 e 220 euro al quintale, ma anche per delineare percorsi di rilancio e ri-qualificazione del settore, unica base produttiva dell’agricoltura, resa, però, negli ultimi 40 anni complementare di altre fonti di reddito da lavoro nel settore pubblico- in larga misura- e nelle attività industriali.


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E’ la complementarietà che ha “creato”, con gli anni del boom economico, la figura dell’ agricoltore \ contadino della domenica che realizza discrete utilità marginali, se il mercato “tira”, magari vendendo il raccolto “su pianta” o va in difficoltà, come per l’annualità in corso, se il mercato regionale non “tira” e il “borsino” della “piazza” di Nola è instabile ; una “creazione”, che correlata con la frammentazione della piccola proprietà terriera non agevola, oggettivamente, la formazione di aziende in grado di essere autosufficienti nella programmazione e gestione delle loro attività, indebolendone la capacità di contrattazione sui mercati. Una condizione, che non appartiene, invece, ad alcune importanti esperienze produttive di filiera in atto, come quelle dei fratelli Maietta e di Francesco Sodano, in grado di “fare azienda” con larga disponibilità di suoli agrari di proprietà per colture strutturate su impianti di recente formazione e biologici o sottoposti a pochi trattamenti di agro-farmaci, realizzando in conduzione familiare e con proprio personale produzione, trasformazione e commercializzazione diretta sui mercati sia regionali che nazionali e con l’ e-commerce. Come dire modelli di economia produttiva reale e competitiva, perché i giovani titolari hanno compiuto una scelta netta di profilo aziendale, con il giusto background di competenze in agronomia ed economia.

INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA E PIANO SVILUPPO RURALE

PERCORSI DI RILANCIO, PUNTANDO SULL’ASSOCIAZIONISMO DEI PRODUTTORI

Denominatore comune degli interventi - con la coordinazione di chi scrive questa nota- sviluppati dagli on.li Enzo Alaia e Maurizio Petracca, rispettivamente vice-presidente della commissione Sanità e della commissione Agricoltura della Regione Campania, le ragioni della promozione e dello sviluppo dell’associazionismo tra i produttori, unica chance per la quale possono essere competitivi sui mercati, puntando sulla qualità delle produzioni. Un messaggio, per il quale i piccoli e medi produttori vanno orientati ad acquisire anche un’adeguata formazione imprenditoriale. In dettaglio, l’on.le Alaia evidenziava l’utilità sociale e politica di istituire un Osservatorio permanente, quale articolazione della Regione-Campania che sia di sostegno delle attività dei piccoli produttori, considerata anche la tipologia del territorio dell’ Unione intercomunale che non è particolarmente esteso.

       Marcate e di ampio respiro, le riflessioni dell’on.le Petracca, nel sottolineare le ragioni dell’innovazione da introdurre nel settore corilicolo, dando priorità alla formazione di aziende, che richiedono, però, scelte adeguate, coniugando la capacità di produrre e quella del “fare impresa” a fronte di un mercato sempre più articolato e globalizzato, che richiede produzioni di qualità e selezionate. E’ un percorso che la Regione-Campania agevola con le importanti risorse economiche disponibili con il Piano di sviluppo rurale, la cui dotazione ammonta ad un miliardo e 800 milioni, con bandi di sicuro interesse, finalizzati in modo particolare alla promozione dell’imprenditoria giovanile. Il pubblico, attraverso le indicazioni del Por 2014\2020, ultimo ciclo comunitario europeo, è sicuramente funzionale allo sviluppo dell’agricoltura- spiegava- ma le scelte consequenziali spettano al privato, che faccia scelte mirate e d’impresa.


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Al centro dell’analisi di Salvatore Loffreda, direttore regionale della Coldiretti della Campania, e del presidente della cooperativa “Nocciole irpine”, Carlo Mazza, aderente alla CIA di Avellino, e formata da una trentina di produttori, i temi della debolezza dei piccoli produttori nella commercializzazione, se restano isolati; debolezza, che si trasforma in forza contrattuale, se i piccoli produttori si associano e strutturano le loro attività per elevarne gli standard qualitativi, orientati sul biologico, specie in zona vocate per la nocciolicoltura, come quelle dell’Unione intercomunale. Obiettivi chiari, quelli delineati da Loffreda e Mazza, che dichiaravano la piena disponibilità ad essere di supporto per le esigenze dei produttori del territorio.

In linea con il ventaglio dei temi trattati, l’avvocato Marco Santo Alaia, sindaco che ha reso gli onori di ospitalità e presidente dell’ Unione intercomunale,innestava l’esigenza del rilancio dell’agricoltura e della tutela della nocciolicoltura, quale fattore di crescita occupazionale e di sviluppo economico; fattore, che richiede scelte di cultura sociale innovativa che fa lievitare l’associazionismo responsabile. Una prospettiva, di cui i giovani sono i naturali portatori. Una sfida, anzi un impegno, chiariva, che le comunità e le istituzioni locali devono affrontare con convinzione. La noccioli coltura è una risorsa, ma va valorizzata secondo i tempi e gli orizzonti della globalizzazione. 

 
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Nel tracciare le coordinate conclusive, l’on.le Rosetta D’Amelio, presidente del Consiglio regionale della Campania, rimarcava l’importanza della cultura della cooperazione agricola, di cui è un modello largamente accreditato quello emiliano-romagnolo. Su questo piano è necessario che ci sia il cambio di passo, promuovendo informazione e conoscenza, perché l’agricoltura è uno dei fondamenti dell’economia produttiva. Nel mettere sotto la lente d’ingrandimento la nocciolicoltura locale, D’Amelio prospettava la proposta della formazione di un Comitato di esperti e produttori, che si renda promotore del riconoscimento dell’ Indicazione geografica protetta per le tipicità colturali del nocciolo dell’area. Un passaggio, affermava, che può costituire le condizioni della valorizzazione della produzione del territorio.     


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