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Scenari Pagani - In scena Esilio della Piccola Compagnia Dammacco

ESILIO
con Serena Balivo e Mariano Dammacco
luci Marco Oliani
cura dell’allestimento Stella Monesi
foto di scena Pino Mentisci
ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco

Premio Last seen 2016 (miglior spettacolo dell’anno su KLP)
Premio al Festiva Teatrale di Resistenza - Premio Cervi Teatro per la Memoria 2017
Spettacolo finalista al Premio Rete Critica 2016
Spettacolo finalista al Premio Cassino OFF 2017
Spettacolo Selezione In Box 2017
Serena Balivo finalista al Premio Ubu 2016

ESILIO racconta la storia di un uomo come tanti al giorno d’oggi, un uomo che ha perso il suo lavoro. Quest’uomo, interpretato da Serena Balivo en travesti (seconda classificata al Premio Ubu 2016 nella categoria “Nuovo attore o attrice under 35”), insieme al suo lavoro, gradualmente perde un proprio ruolo nella società fino a smarrire la propria identità, fino a sentirsi abbandonato e solo seppure all’interno della sua città, fino a sentirsi finalmente costretto a chiedersi come e perché è finito in tale situazione. E così gli spettatori possono partecipare al goffo e grottesco tentativo di quest’uomo di venire a capo della situazione dialogando con se stesso, con la sua coscienza forse, con la sua anima o magari con le sue ossessioni.

La voce del mare, di chi prova a restare in equilibrio su una zattera nella tempesta della vita. La vocina sgomenta, soffusa, vereconda, di una buffa marionetta dagli scatti spigolosi e dalle movenze oniriche. Domina un’ironia soffusa. Affiorano, sotto i baffetti della Balivo, le parodie di Sabina Guzzanti versione D’Alema, ma anche le buffe, storiche telefonate di Franca Valeri nei panni di sora Cecioni.

Non manca nulla in questo spettacolo surreale che usa il linguaggio dell’umorismo icastico, esorcizza lo psicodramma con sprazzi di comicità, crea movimento con danze sghembe da carillon, così da offrire a ogni spettatore visioni della vita di tutti noi in una forma trasfigurata che ne evidenzia le contraddizioni e suggerisce qualche interrogativo su questo nostro modo di vivere.

La scelta del monologo a due voci, la scrittura in prima persona, ci trascina dentro la narrazione, facendoci riflettere sulla nostra condizione di esuli dell’identità.


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